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27 aprile

Sono Felice.

 
 
Sto bene.
 
Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità. (Charles Spurgeon)
 
Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. (Robert Baden Powell Lord of Gilwell)
 
Sono felice.
18 aprile

Il Destino del Pollo

Dopo numerose richieste,lettere di fan sfegatati,e appostamenti sotto casa,ho infine deciso di raccontare la vera "Storia del Pollo".
Qualcuno ha già avuto l'onore di ascoltarla in anteprima,ed in giro per la città iniziano a comparire le locandine del film che dovrebbe uscire entro l'anno,dal titolo "Il Destino del Pollo".
Premetto che è una storia assolutamente vero,e respingo con decisione tutte quelle illazioni secondo cui io abbia in realtà copiato ciò che sto per raccontarvi da un antico manoscritto,che alcuni avrebbero identificato come i Rotoli del Mar Morto.
Purtroppo a volte preferiremmo che ciò che ci appare davanti fosse soltanto il frutto di qualche scherzo o di una farsa.
Ma a volte non è così.
A volte ciò che ci rifiutiamo di vedere,è in realtà ciò che è veramente.
 
Anni fa,per le vicissitudini che ognuno di noi si trova ad affrontare,senza saper bene perchè,fui costretto ad andare a comprare un pollo.
Ero in compagnia di mio padre,poichè allora ero poco più che un bambino.
Inoltre vi era parecchia strada tra la mia dimora e la casa dell'uomo misteriosamente chiamato "Il Pollaro".
Appena arrivati,capii subito che qualcosa non andava.
Il fetore di morte aleggiava tutto intorno nella dimora dello strano individuo.
Non desideravo altro che andare via da quell'oscuro luogo.
E fui accontentato.
Purtroppo però,me ne rendo conto solo ora,tutto era appena iniziato.
Ci fu dato il nostro Pollo.
Ma capii subito che qualcosa non andava.
Il pollo era vivo.
Rinchiuso in una prigione di plastica,mi guardava con i suoi occhioni da pollo.
Superata l'iniziale diffidenza,iniziammo a conoscerci meglio.
Io lo rincuoravo,cercando di migliorare il suo penoso tragitto,e lui mi becchettava affettuosamente la mano.
Mi affezionai a quel pollo.
Ero sicuro di aver trovato,sotto quelle penne,quel becco,e quegli occhietti vacui,un vero amico.
Giungemmo infine a casa.
Li,mia madre,attendea l'arrivo del pollo,per poterlo adeguatamente accogliere.
Lo lasciai a lei,sicuro di affidarlo a mani sicure,e andai a sbrigare alcune faccende che esigevano la mia presenza.
Tornai dopo poco più di un'ora.
Il Pollo non c'era.
 
 
Lo cercai ovunque,fino a che,esausto e disperato,chiesi notizie a mia madre.
Lei mi guardò.
Negli occhi il dolore di un medico che ha appena perso un paziente.
 
Flaminio,mi disse.
Il pollo,era un pollo pazzo.
E' salito sul tavolo,io provai in ogni modo ad impedirlo.
Ma era fuori di se.
E saltò giù,andando incontro ad un'inevitabile morte.
 
Il collo del mio pollo si era dunque rotto,a causa della deviazione mentale del mio pennuto amico.
Non riuscii a credere a tali parole.
Non avevo letto follia negli occhi del pollo,nessun segno di tale interno dolore.
Ma lui non c'era più,e fui costretto a farmene una ragione.
 
Poche ore più tardi,il cadavere del mio Pollo,quello a cui tanto mi ero affezionato,giaceva davanti a me.
Su un piatto da portata,con la tenera pelle croccante,ed abbondante sale su tutto il corpo.
 
Inutile dire,che non mangiai il mio pollo.
 
Le domande che questa storia suscita sono innumerevoli.
Ma soprattutto..
 
Perchè il pollo ci fu dato vivo?
Chi era in realtà il pollaro?
Come morì davvero il mio pollo? Fu davvero follia?
 
A queste domande non ci sarà probabilmente nessuna risposta.
Ma comunque,continueremo a cercarne una,anche nel mio libro: "Storia dei miei animali morti".
In quanto al mio Pollo,non lo dimenticherò mai.
 
 
15 aprile

Nel buio.

Segue il profilo della vena lungo tutto il braccio.
Sfiora con un dito la vaga linea rossa che risale dal polso.
Sente il pulsare debole del sangue dentro di essa.
 
Come quella volta con lei.
La guardava nuda,sdraiata accanto.
Andava tutto bene.
Seguiva le sue labbra con la punta dell'indice,scendeva sul collo,fino a fermarsi sul cuore.
Sentiva la sua vita battere attraverso quel labile contatto.
Bastavano due parole per stare bene.
Bastava un bacio per sentirsi vivi.
 
Accanto a alla gamba,sul letto,la lama fredda del rasoio.
Scintilla silenziosa,in attesa.
Ricorda l'ultima volta che si era tagliato.
 
Era piccolo...
Toccare il coltello da caccia del padre sembrava una buona idea,allora.
Ricorda il sangue.
I pianti della madre,la corsa in ospedale.
Si chiese se anche oggi sua madre avrebbe pianto per lui.
Le voleva ancora bene in fondo.
Anche se ormai vederla era un lusso,e le uniche parole che si scambiavano erano astiose accuse reciproche.
Sapeva che anche lei lo amava ancora.
Ma è così che funziona.
Il tempo allontana le persone,anche quelle che ti sarebbero dovute stare accanto per tutta la vita.
E così il tempo lo aveva allontanato da tutto e tutti.
Anche da se stesso.
Sul comodino,la sua foto di bambino sorrideva felice.
 
Perchè non sarebbe potuto rimanere così per sempre?
Perchè la vita distrugge l'innocenza?
Perchè tutto continua a cambiare,quando noi vorremmo solo che tutto rimanesse uguale...per sempre?
 Ma tutto va avanti,tutto scorre come granelli di sabbia tra le dita.
E quello che rimane è il vuoto.
E tanto,troppo dolore.
 
Senza nemmeno rendersene conto ha avvicinato il rasoio al braccio.
E' solo un istante,un attimo di gelo.
E poi più nulla.
 
Vede la foto sul muro.
Era il suo compleanno.
Tutti sorridevano,tutti erano felici.
Lui,mamma,papà,gli amici.Lei.
Avrebbe voluto salutarli,avrebbe voluto scherzare con loro ancora una volta.
Forse avrebbe ancora potuto fare qualcosa per tornare vivo.
Forse qualcosa poteva cambiare.
Allungo la mano verso la foto.
Voleva toccarla...un'ultima volta.
Ma le forze lo abbandonano in una chiazza rossa ai piedi del letto.
Gli occhi gli si chiudono lentamente,mentre scivola tra le lenzuola.
Li dove nessuna speranza può toccarlo.
 
Nel buio.
 
13 aprile

Palle,palle spappolate.

So di aver fatto la cosa giusta,però che palleeee!!!
Un giorno mi stancherò di prendere sempre le decisioni migliori,ed inizierò a pensare con il pisello.
 
Ps:Ho battuto un nuovo record personale,anche se tecnicamente...bah,chi se ne fotte!
 
Santo Alessio ha ragione...Fuma,Futti e Futtittinni.
 
Fuck.
 
 
06 aprile

Fine.

Perso nella luce di decine di stelle,disciolto nel palpitare di un cielo infinito,l'uomo sognava.
Sognava di tempi andati,di ricordi smarriti...di sogni morti in un mattatoio di crudeli realtà.
L'uomo sognava,eppure era sveglio.
Sulla soglia di milioni di esistenze,contemplava lentamente la propria vita fluire via.
Sangue in una vasca calda fatta di impalpabili anime.
Era vissuto solo per morire,per ammirare quel momento...
La magnificienza della morte,lo slancio finale del condannato.
L'intero universo si spegneva davanti a lui.
Una dopo l'altro,le stelle ammiccavano sonnolente,diventavano buchi dell'esistenza.
L'unico motivo per cui era li,lo sapeva bene,era perchè dio esisteva.
E dio era tremendamente vanitoso.
Voleva che ci fosse qualcuno ad ammirare la colossale disfatta di ciò che lui aveva creato.
L'uomo era li per questo.
Ultimo testimone del tutto e del nulla.
Secoli erano trascorsi da quando era uno fra molti,da quando non era l'ultimo rimasto.
Ma uno dopo l'altro,tutto era andato via.
Tutti lo avevano abbandonato.
Solo lui non aveva abbandonato se stesso.
Solo lui era rimasto.
Unico essere immortale.Unico abbastanza sfortunato da dove subire quell'estrema condanna.
Mentre tutto si spegneva,l'uomo si scioglieva nei brandelli di ricordi.
Una donna...l'amava,ne era certo.
Ma il suo viso...cielo,non ricordava il suo viso da decenni ormai.
Ricordava solo quel calore,il calore di un corpo caldo contro il suo.
Ed il profumo...quel profumo che inebriava tutto il suo mondo.
Quelli erano rimasti,come una silenziosa e infinita tortura.
Eppure c'era qualcosa di più di un ricordo in quel profumo.
Sapeva che non poteva essere vero...nulla era rimasto in quell'esistenza,da poter produrre un qualsiasi odore.
Eppure era concreto.
Lo sapeva.
 
E' tempo che finisca,amore mio...
 
La voce era tutto intorno a lui.
Veniva dal suo cervello,dal suo cuore,vibrava nell'aria.
 
Tu..sei davvero tu..?
Sono io piccolo mio,è tempo di svegliarsi.
Ma..io..non posso.
Certo che puoi,tu puoi tutto.
Non capisco...cosa vuoi dire?
Sai cosa voglio dire,lo hai sempre saputo.
 
Poi tutto fu chiaro.
In un lampo accecante l'uomo non fu più se stesso.
E così era questa la punizione che aveva scelto per se...
Era questo il prezzo dell'esistenza,di tutta l'esistenza.
Era l'unico che non sarebbe mai andato via,era l'unico che non avrebbe mai dimenticato.
Ripensò a coloro che lo adorarono per secoli.
Ripenso al sangue sparso in suo nome.
Rise.
Ripensò a coloro che chiedevano perdono.
Ripensò a se stesso,e all'unica colpa avuta nella sua infinita esistenza.
Voleva qualcuno.
Qualcuno che spezzasse la sua solitudine.
E dal desiderio la dannazione.
Egli sarebbe sempre andato avanti,sarebbe sempre sopravvissuto,mentre tutto scompariva.
L'amore,il desiderio,sarebbero rimasti con lui,lo avrebbero accompagnato,mentre tutto ciò che amava e desiderava,sarebbe scomparso,portato via da qualcosa che egli stesso aveva creato.
Il tempo.
Rise,sempre più forte.
Egli sapeva tutto,egli poteva tutto,egli sarebbe vissuto per sempre.
Ma l'unica cosa che non poteva realmente ottenere,era in realtà l'unica che desiderava.
Egli desiderava la morte.
La fine.
Ma non l'avrebbe mai avuta,non per se stesso.
L'unico rimpianto eterno era quello di chi non poteva morire.
L'unico vero dolore,quello che la fine non poteva portare via.
 
L'universo si spense avvolto nella risata di un dio folle.