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I Fumetti che amo
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Wind's Whisper

January 31

Bolle.

Dorme sdraiata accanto a me.
Il respiro tranquillo e lieve accompagna il bussare ritmico delle mie pulsazioni.
Una scena che sa di vecchio.
Di passato.
Ha il profumo dolciastro dei fiori conservati tra le pagine di vecchi libri.
Accompagno lo sguardo sul profilo dolce del viso.
Sulle palpebre socchiuse.
Sui capelli che ricadono sparsi sul cuscino.
 
La luna luccica mestamente fuori dalla finestra.
Era una notte d'inverno.
Nei miei ricordi ha il colore sbiadito di una vecchia foto.
Promesse mai mantenute.
Propositi mai rispettati.
Il ricordo non è indossare un vecchio maglione che ti sta sempre bene.
E' come affondare in un mare di gommapiuma.
 
Non sapevo cosa dire.
Il suo sorriso caldo e luminoso.
Un fiume di parole di cui riuscivo a capire una parola ogni dieci.
Per lei era come se non fosse passato nemmeno un giorno.
Per me era come se fossero passate due vite.
Le parole sono goffe,imbarazzanti.
Sono solo pallide imitazioni.
 
Imitazioni di cose già dette.
Di discorsi già fatti.
Allora avevano più significato,più valore.
C'erano sguardi.
E carezze.
C'erano anime.
Soffi di eternità.
 
Avevo lasciato che fosse il mio corpo a parlare.
Ma la verità era che non aveva nulla da dire.
Era stata come una crisalide in un angolo della mia mente.
Ma poi si era schiusa.
Ci sono spazi vuoti che nulla può tornare a riempire.
Non trovo più spazio per le sue ali dentro di me.
 
Vedevo quel vuoto riflesso.
Riflesso negli occhi che mi fissavano.
"Bentornata tra noi"
"Non hai dormito?"
"No,non molto."
Mi sorride.
E vedo qualcosa sul fondo dei suoi occhi.
 
Dolore..
No...comprensione.
Si sporge a baciarmi.
E per un attimo sento quel vuoto riempirsi.
 
"E' come una bolla d'aria.Rimane vuota finchè non la lasci esplodere"
"Ma..."
Accanto a me non c'è più nessuno.
Fuori dalla finestra,alla luce abbagliante del sole,una farfalla vola via dal davanzale.
 
<<Ragazza muore dopo due giorni di coma. Un incidente d'auto l'aveva coinvolta la mattina del...>>
Un trafiletto sul giornale.
Piccolo,appena dieci righe.
 
Ci sono vuoti che non vanno mai via.
E ci sono vuoti che scompaiono.
Come una bolla di sapone.
 
Un pò più soli,forse.
Ma un pò più liberi.
 

 

 

January 13

Cumuli.

 
 
 
Nulla da dire.
Le urla non hanno parole.
Questo rende bene l'idea.
 
Bello Lateralus *.*
 
Over thinking, over analyzing separates the body from the mind.
Withering my intuition, missing opportunities and I must
feed my will to feel my moment drawing way outside the lines.
 
/Flà

 
 
 
January 02

Anno nuovo, merda vecchia.

Capodanno di merda,decisamente.
Odio essere l'unico che ricorda chiaramente quello che fa anche da ubriaco.
Le persone che hanno bevuto sono molto più interessanti e sincere a volte.
Baaah!
Bella musica,almeno quella.
In fondo mi sono anche divertito in qualche modo.
E mi fanno ancora male tutti imuscoli del corpo.
L'anno nuovo porterà cambiamento?
Forse,ma se continua così al capodanno dell'anno prossimo mi presenterò con una motosega.
 
Buon 2008 a tutti.
December 17

Sogno.

Apro gli occhi e in un istante sono di nuovo a terra.
Sudore freddo lungo le tempie.
Cuore a mille.
Cuore a trecento miglia oltre il limite orario.
Mi rendo pericolosamente conto che di questo passo potrei collassare.
E allora sarebbe buio.
Non quello temporaneo del sonno.
Non quello agitato da incubi,popolato da puntini giallo arancioni di mondo.
Quello eterno,permanente.
Quello che ti si avvinghia addosso,che ti divora,granello per granello.
Mi afferro ad una delle coperte luride sparse intorno a me.
La stringo come se fosse la mia stessa vita.
La mia vita è una coperta lurida in una lurida stanza d'albergo.
La mia vita sono due metri quadrati di tela scadente.
Lentamente il mio battito impazzito torna a rallentare.
Rallenta,passo per passo.
Ci mette tutto il tempo necessario perchè la paura che possa riprendere a correre non mi abbandoni.
Non me la cavo,non questa volta.
E' solo la calma prima della galoppata finale.
Poi il mio piccolo cuoricino fatto di coperte di tela scadente esploderà.
Bum.
Fine.
Fine dei giochi.
Fine dei miei piccoli viaggi nel mondo dell'ignoto.
Ma rallenta.
Continua a rallentare.
Sarebbe bello che continuasse fino a fermarsi del tutto,ma si regolarizza sui settantacinque al minuto.
Tutto regolare.
Siamo atterrati Houston,nulla da segnalare.
Il forellino sanguinante nel mio braccio destro è già rimarginato.
Quanto tempo sono stato via?
Fuori dalla finestra il sole si è già nascosto dall'altra parte del mondo.
Anche lui stanco delle miserie di questa faccia decomposta del pianeta.
Non sa che la stessa vista lo aspetta anche dall'altra parte.
Può solo continuare a girare.
A fissare senza poter distogliere lo sguardo la pila di merda che ricopre questo pianeta morto.
Ovunque possa posare lo sguardo.
Se nemmeno miliardi di gradi di una stella rovente possono sottrarsi a questa vista,di certo non sarò io a farne a meno.
Perlomeno l'unica merda dalla quale non potrò distogliere lo sguardo sarà la mia.
Mi alzo lentamente dal letto.
Le gambe sembrano reggere.
Mi trascino barcollante verso il cesso.
Non bevo da ore,eppure il primo bisogno del mio corpo e di andare a pisciare.
Misteri della fede.
Amen.
Sia fatta la tua volontà,Signore.
La volontà del Signore si perde nel gorgo dello scarico.
Rimango a fissarlo per qualche secondo.
I secondi si allargano in ore,giorni,secoli.
Per un istante vedo nello scorrere dell'acqua dei visi.
Vedo volti familiari.
Quello di mia madre,devastato dall'alcool.
Quello della prima ragazza che mi sono fatto al secondo anno di College.
I visi si moltiplicano.
Diventano decine.
So che dovrei conoscerli,eppure non riesco a ricordare i loro nomi.
Continuano a scorrermi davanti.
Poi torno di nuovo indietro.
Un tossico di poco più di una cinquantina di kili,che fissa lo sciacquone del cesso.
Squallido.
Torno nella stanza da letto.
Sul comodino di finto legno c'è la siringa sporca di sangue.
Me la sono sparata tutta in vena.
Il tizio al Glass aveva detto che era roba nuova,di andarci piano.
Questa volta ho esagerato davvero.
Bah,si fotta.
Sono ancora vivo.
Cosa posso desiderare di più?
Di essere morto,sussurra una vocina nella mia testa.
La ricaccio indietro insieme al mal di testa che sta iniziando a nascermi nel cervello.
Mi sdraio di nuovo sul letto.
Il foro dell'iniezione è violaceo.
Tante piccole venuzze partono dal centro e si diramano intorno.
I fili sottili di una ragnatela fatta con il sangue.
Il mio sangue.
Ed il veleno che ci scorre dentro.
Violacee al centro,sfumano sul rosso andando verso l'esterno.
Poi tocca all'arancione malsano di un livido.
Ho tutto il fottuto arcobaleno dentro le vene.
Una ragnatela.
Una ragnatela multicolore ed infetta.
Una ragnatela che sta iniziando a gonfiarsi.
Minuscole stille di sangue trasudano dalla pelle giallastra del mio braccio.
Guardo una delle bene più grosse aprirsi lentamente,fino a lasciar fuoriuscire il sangue.
Le fisso ancora un istante prima di rendermi conto di cosa sta succedendo.
Tutta la pelle intorno al braccio si apre lentamente,ma inesorabilmente.
Le goccioline di sangue diventano rivoletti.
E urlo.
Urlo come una verginella mentre corro in bagno a cercare qualcosa con cui fermare il sangue.
Cosa cazzo mi ha venduto quel bastardo?!
Il sangue continua a uscire.
Ma poi vedo le zampe.
Dal buco al centro della ragnatela sul mio braccio.
Zampe nel mio braccio.
Zampe dentro il mio braccio.
Zampe di ragno che cercano la strada per uscire.
Corro di nuovo nella stanza da letto,senza rendermi conto di stare ancora urlando.
Prendo la siringa.
Impazzito la pianto al centro del buco già aperto.
In mezzo a otto zampe pelose che continuano a muoversi senza sosta.
Mi pugnalo il braccio cone se stessi brandendo un pugnale,continuo a tempestarmi la pelle fragile con decine di colpi.
Il sangue ha già macchiato le coperte di rosso.
Non è una gran perdita.
La mia vita è una coperta lurida e macchiata di sangue sotto il culo di un tossico con un ragno che gli esce dal braccio.
Colpisco.
Affondo.
Colpisco.
Affondo.
Colpisco.
Apro gli occhi.
Colpisco.
Fisso un tetto bianco sopra di me.
Colpisco.
Inspiro una boccata d'aria.
Sono sveglio.
Lenzuola pulite.
Odore di deodorante per ambienti,e sotto un familiare odore di disinfettante.
Luce ovunque.
Il mondo è luce.
Niente sole qui.
Solo sani,cari,vecchi neon a luce bianca a intervalli di due metri sul soffitto.
Mi guardo intorno,e vedo accanto a me una donna.
Ha le lacrime agli occhi,e guarda sorridendo.
Sta dicendo qualcosa,ma non riesco a sentire.
Poi vedo il mio riflesso in uno specchio ad angolo.
Per un attimo il cuore manca un colpo.
Poi ritorna alla sua normalità scandita in settantacinquesimi.
Sono io.
Come ero dieci anni fa.
Allora riconosco la donna.
E' mia madre.
Ma senza traccia dell'alcool sul viso.
Una giovane donna,felice per avere riavuto indietro suo figlio.
Le parole iniziano ad avere un senso.
Incidente.
Coma.
Ospedale.
Ho dormito per quattro mesi.
Quattro mesi di inferno per mia madre.
Quattro mesi di sogni per me.
Incubi.
Sollevo dolorosamente il braccio.
Liscio e sano.
Un braccio che non ha mai visto una siringa.
Mia madre mi abbraccia.
Mi fa un pò male alle costole.
Ma è un dolore buono.
Il dolore di un uomo vivo.
Le mie lacrime si uniscono alle sue.
Un incubo.
Un incubo orrendo dal quale sono uscito.
Piango e piango e piango.
Sono davvero vivo.
Mia madre si solleva.
Mi sorride.
Ora andrà tutto bene.
Io annuisco tra le lacrime.
Ora andrà tutto bene.
La guardo piangere.
La costanza è contraria alla natura, contraria alla vita.
Non capisco.
Le uniche persone assolutamente costanti sono i morti.
La guardo meglio.
La costanza è contraria alla natura, contraria alla vita.
Dagli occhi di mia madre,le lacrime scivolano lentamente.
Le uniche persone assolutamente costanti sono i morti.
Lacrime di sangue scivolano dagli occhi di mia madre,gocciolando sulla coperta bianca.
La costanza è contraria alla natura, contraria alla vita.
Il sangue scava nella pelle del viso di mia madre.
Le uniche persone assolutamente costanti sono i morti.
Il viso di mia madre diventa una maschera di sangue e lacrime.
Sono inondato del sangue di mia madre.
Sento il suo odore.
Sento il suo sapore.
E allora urlo,urlo ancora.
Mi butto fuori dal letto,andando a sbattere dolorosamente sul pavimento.
Un'infermiera mi passa accanto,non degnando di uno sguardo lo spettacolo orrendo che ho davanti.
Mi trascino sul pavimento continuando a urlare.
La sagoma sanguinolenta che era mia madre mi viene incontro.
Tocco il muro con la schiena.
Urlo più forte.
Poi anche la voce va via.
Ed arriva il buio.
Abbraccio le ginocchia e le premo contro il petto.
Mi dondolo continuando a piangere.
Basta,adesso basta.
Dondolo a ritmo con il mio cuore al galoppo.
Basta.
Basta.
Basta.
Un mantra di lacrime e sangue.
Di paura e dolore.
Basta.
Poi sento il calore del sole.
Alzo gli occhi,e improvvisamente sono fuori.
Tra le fronde di un grosso albero vedo un cielo chiaro e sgombro da nuvole.
Rumori di uccelli tutto intorno.
Un vento pacifico e tranquillizzante mi accarezza il viso,asciugandomi le lacrime.
Ma ormai ho capito.
Aveva ragione il tipo del Glass.
Questa volta ho davvero esagerato.
Non essere stupido Joseph.
Guardo l'uomo accanto a me.
Non fatico a riconoscerlo.
Anche se gli unici ricordi che ho di lui sono foto sbiadite,macchiate di lacrime e vino scadente.
Papà...
Oh,mi sorprende che tu ti ricordi di me! Dopotutto non sei messo poi tanto male!
Lo guardo inebetito.
So che è il frutto della merda che mi sono sparato in vena,eppure...
Eppure non puoi fare a meno di essere felice di vedere il tuo paparino,eh?
Annuisco. Le parole non servono. Non in un sogno.
Beh,ragazzo mio. Sei su una brutta strada.
Mi rendo conto che in parte la colpa è mia, ma non avrei mai immaginato di vederti ridotto ad uno schifoso tossico.
Sto per mormorare una qualche scusa,ma lui mi ferma.
Lascia stare. Non fa nulla. D'altronde, non sono qui per cercare di mettere un pò di buon senso in quel cervello marcio.
Non ho bisogno di chiedere cos'è che deve fare qui.
In mano ha una siringa. Identica a quella che millenni prima mi ha trapassato la pelle nell'incavo del braccio.
Me la porge, e ad un tratto non è più mio padre.
E' il tizio del Glass.
Quello nuovo.
Quello che nessuno sa chi sia.
E' una roba nuova. Mille volte più potente di Lsd e Mescalina. Nessuna assuefazione. Ogni volta un viaggio assicurato.
La prima te la vendo a metà prezzo,è un affare.
Gli chiedo da dove esca fuori questa roba.
Mi guardo,poi mi si avvicina,come a farmi una confidenza.
Te lo dico perchè mi sei simpatico,ma non fartelo sfuggire. E' stata rubata da un laboratorio governativo.
Nessuno sa esattamente per cosa, ma deve essere parecchio importante. Il laboratorio era protetto dai militari.
Non gli chiedo come uno spacciatore di merda abbia avuto una droga rubata al governo.
Non gli chiedo perchè sotto il soprabito nero c'è una pistola ficcata in una fondina dannatamente simile a quella che usano poliziotti e militari.
Prendo la roba,la pago e scappo a casa.
Ed ora eccomi qui.
L'uomo padre mi guarda senza parlare.
Nei suoi occhi si nasconde un ordine.
Prendo la siringa.
Ghigna.
Bravo figliolo, il governo degli Stati Uniti ti è grato.
Poi la sua faccia si trasforma ancora.
Dagli angoli della bocca spuntano piccole appendici pelose.
Diventano sempre più grandi.
Zampe di ragno.
Questa volta non urlo nemmeno.
Mi raggomitolo su me stesso e dondolo.
Dondolo via,cullato dal mio respiro rauco.
Poi è finita.
Apro gli occhi e sono sveglio.
Sono di nuovo a terra.
Il cuore mi martella di nuovo nel petto.
In mezzo alle mie lenzuola luride nella mia lurida stanza d'albergo.
Per un istante resto fermo.
Poi mi guardo intorno.
Solita stanza.
Solita merda.
Un riga di sangue rappresso scende dal foro nel mio braccio.
Mi sollevo e mi metto a sedere.
Sul comodino una siringa.
Piena di roba violacea.
Mi guardo intorno.
Il cartone sui vetri rotti della finestra.
Lo strato di polvere su ogni mobile.
Il pavimento macchiato di piscio,vomito e sangue.
Le coperte ridotte a brandelli di tessuto e macchie.
L'incubo non è finito.
Non è mai iniziato a dir la verità.
E' sempre stato qui,dall'inizio dei tempi.
Prendo la siringa sul comodino,e la inchiodo nel braccio senza nemmeno guardare.
Immediatamente un rivoletto di sangue scivola a fare compagnia alle altre macchie sulla vecchia moquette.
Questa volta andrà meglio.
Mi raggomitolo tra le lenzuola.
Divento piccolo.
Mi raggomitolo tra i resti luridi della mia vita.
Questa volta andrà meglio.
 
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